Elstree 1976

di Jon Spira

Anno: 2016

Paese: Gran Bretagna

Durata: 90'

Quaranta anni fa sugli schermi di tutto il mondo compariva un’enorme astronave che riempiva lo schermo. Iniziava la saga di Star Wars. Dieci reduci di quel set, che ora contano dalle 60 alle 80 primavere, raccontano cosa accadde all’epoca nelle loro vite e quali ne sono le conseguenze. Alcuni di loro hanno visto le proprie sembianze riprodotte in action figures personalizzate e partecipano a conventions in cui assicurano la loro presenza a pagamento firmando autografi. Il documentario offre loro un’occasione del tutto particolare per poter fare emergere speranze e disillusioni.
Jon Spira ha realizzato un docufilm decisamente particolare la cui valutazione richiede l’applicazione di criteri diversi. Per coloro che hanno amato e tuttora amano la creatività di George Lucas e i mondi che ha continuato a creare nel corso degli anni questa opera presenta l’occasione di vedersi offrire su un piatto d’argento una grande quantità di trivia, di aneddoti, di situazioni finora mai narrate. Un esempio per tutti? Uno dei nuovi convocati sul set che, appena arrivato, chiede a un giovane che si trova nei pressi se può portargli un caffè. La richiesta viene prontamente esaudita così come è rapida la risposta alla domanda su dove trovare George Lucas: “Sono io!”
Chi però non fosse particolarmente interessato allo specifico si trova di fronte a persone che hanno vissuto il quarto d’ora di celebrità warholiano magari nascoste dietro divisa e maschera di uno degli esseri provenienti da mondi futuribili. Ognuno di loro sa bene in quale scena ha fatto la sua apparizione (magari battendo con la testa su uno stipite) e su quella ha costruito anche un certo business che tuttora gli offre una fonte di reddito. Spira si sofferma a lungo su questo aspetto mostrandoci una sfilata di ‘reduci’ che ricordano i bei tempi andati e in un caso provano anche un certo senso di acrimonia nei confronti di Lucas (sarà lo spettatore a scoprire di chi si tratta).
Si finisce così per leggere il suo lavoro come un trattato di sociologia per immagini che ci rivela come quando l’ala del successo sfiora qualcuno le tracce che lascia siano diverse da persona a persona. Così come i ricordi, le malinconie, i rimpianti.