All’ospedale pubblico Niguarda di Milano, il dottor Maurizio Bini ha una missione non convenzionale: trasformare vite attraverso la fertilità e l’affermazione di genere. Bilanciando i sogni di aspiranti genitori con i percorsi di chi cerca di riconciliarsi con la propria identità di genere, crea uno spazio di accoglienza e autodeterminazione, dove l’u morismo spesso alleggerisce anche i momenti più difficili. In un contesto politico che mette alla prova l’etica medica, Bini sfida i vincoli imposti dal la società per offrire speranza, umanità e cura, facendo la differenza con competenza e cuore.
Note di regia:
Realizzando questo film volevo conoscere meglio il passato del
la mia città natale, Rijeka/Fiume, ma anche comprendere il suo stato attuale da una nuova prospettiva. Durante questo percorso, ho incontrato centinaia di concittadini che hanno voluto partecipare al film, ho conosciuto autisti, politici, netturbini, archivisti, cuochi, musicisti, professori e camerieri, ognuno con idee su come avrebbe dovuto essere questo film. Oltre a incontrare
nuove persone, ho letto migliaia di pagine su D’Annunzio a Fiume e, facendo ciò, non ho solo raccolto fatti, ma ho anche
formato le mie idee politiche. In un saggio del 1960, Pier Paolo Pasolini definì l’occupazione di Fiume da parte di D’Annunzio una «pagliacciata narcisistica»: D’Annunzio vedeva Fiume come un terreno di gioco personale, un luogo dove poteva sperimentare e mettere in pratica tutto ciò che gli veniva in mente.
Con questo film ho voluto mantenere l’idea di D’Annunzio di Fiume come un terreno di gioco, ma questa volta sono i cittadini di Rijeka a giocare.