Siamo a Solofra, in provincia di Avellino, ma
potremmo essere ovunque. Una giovane donna lavora in una fabbrica di pelli destinate
all’alta moda. Nella catena di montaggio subisce lo sfruttamento e le umiliazioni di chi sta in fondo alla scala sociale. Nella vita privata vive sola col suo gatto, ama ballare alle feste, ha dei parenti, un ammiratore che non le piace e una grande forza di volontà.
Ci sono un drone, un cellulare “galeotto”, e c’è un uomo, o meglio la sua voce, con cui inizia una serie di misteriose conversazioni. Forse un padre da lungo tempo assente, forse in carcere.
Note di regia:
In LUCE siamo tornati a temi a noi cari come la famiglia e il lavoro, provando a non tradire il nostro pensiero sulla realtà e sull’immagine, le nostre convinzioni sui fragili confini tra vero e falso. Volevamo continuare a raccontare il rapporto con il potere, che sia padre o padrone, quel potere che quando è famiglia ti schiaccia e quando è lavoro ti aliena. Abbiamo provato a farlo attraverso il tumulto di una giovane donna in un contesto che la vuole operaia, ignorante, sottoposta, e che la induce a una scelta malsana alla ricerca di un’assenza e di una voce che diventano vita parallela. Forse inventata, o forse più vera del vero. Il metodo di lavorazione è quello che amiamo: una sceneggiatura riscritta giorno per giorno, luoghi veri, persone reali, riprese in sequenza, una recitazione che non è più finzione ma messa in scena di sè stessi. LUCE è per noi una storia di pelle, di voci e fatica, dove tutto è reale ma non tutto è vero.